Sistema miros nel dettaglio

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Il sistema MIROS è stato pensato per potersi adattare alla morfologia di ogni distretto anatomico indipendentemente dalle dimensioni ed inoltre per trarre vantaggio dalle potenzialità della chirurgia endomidollare e dalla fissazione esterna.
Esso infatti prevede, dopo avere ridotto (allineato) la frattura, di inserire all’interno del canale midollare due o più fili al fine di unire e sostenere i due segmenti ossei disgiunti dalla frattura e di fissarli esternamente tra loro attraverso le clip. L’ancoraggio reciproco dei fili fa in modo che insieme sostengano la frattura in attesa dell’attivazione del processo di riparazione naturale e del completamento della guarigione. A differenza di altri sistemi in commercio le clip MIROS hanno una elevata resistenza e tenuta non permettendo quindi ai fili di migrare ed irritare la cute provocando dolore e secrezione, che può tradursi nel 20-40% dei casi, in infezione, dovuta secondo alcuni autori, al movimento relativo della pelle intorno alla sede di emergenza cutanea, che provoca l’inglobamento di germi.

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MIROS è un complesso per osteosintesi, comprendente fili metallici inseribili nel tessuto osseo in modalità con sintesi interna, esterna e/o ibrida stabilizzati da una o più clip. Tale sistema prende spunto da tecniche chirurgiche traumatologiche e ortopediche già note e consolidate da decine di anni. Infatti l’uso di fili di acciaio di vario diametro per l’allineamento ed il sostegno di monconi ossei fratturati è alla base delle tecniche chirurgiche ricostruttive come anche la loro unione esterna mediante sistemi, di varia forma e natura (placche, morsetti ecc.), spesso di fortuna (garze e cerotti), tutti nel tentativo di offrire la possibilità di consentire un’immediata libertà di movimento al paziente traumatizzato eliminando l’obsoleto concetto di “immobilizzazione a monte ed a valle del segmento fratturato”, cui era associato il classico apparecchio gessato, non scevro da complicanze (edema, decubiti, rigidità, distrofie cutanee, flebopatie, scomposizioni secondarie, ecc.). Le clips in alluminio ed acciaio ad elevata resistenza (oltre 40 Kg) sono capaci di assemblare da due a quattro fili di varie dimensioni, rapidamente ed in tutte le direzioni dello spazio.
Prima del 1997 non esistono quindi sistemi simili nella concezione, ma solo la fissazione esterna che consiste nel mettere degli elementi di presa (Fiches) perpendicolarmente all’osso, attraverso la pelle e connessi da barre (esoscheletro). La sintesi endomidollare o elastica, ideata nel 1997, consiste nel mettere due o più fili metallici, tipo i di Kirschner, nel canale midollare osseo, con la parte emergente dalla cute piegata e messa in tensione. I due fili inseriti dalla parte distale o prossimale del segmento osseo fratturato, si allineano lungo il canale endomidollare flettendo per adattarsi alla conformazione del canale medesimo. Una volta raggiunto l’estremo opposto (vincula), il chirurgo provvede a deformare plasticamente ogni filo in modo da potere esercitare una forza di compressione tra i due monconi ossei. La differenza fondamentale tra la fissazione esterna e quella elastica sta quindi nei sistemi connessi, poiché nell’esterna sono fiches che hanno dimensioni tali da risultare poco elastiche, mentre nei sistemi endomidollari sono i fili metallici, tipo i fili di Kirschner, estremamente elastici, tanto da poter essere flessi durante il montaggio, con tendenza quindi a sfuggire per “effetto molla” tra i due fili che devono essere stabilizzati. Tale stabilizzazione con un sistema di fissazione che li blocca reciprocamente con una forza di attrito che si oppone alle forze elastiche esercitate dai fili. L’unità fondamentale di tenuta del MIROS è quindi la clip che non consente ai fili di scorrere l’uno rispetto all’altro parallelamente al loro asse e che si distanzino perpendicolarmente al loro asse. Questo aspetto è importante in quanto è l’elemento che differenzia il dispositivo MIROS da quelli analoghi già disponibili sul mercato. La micronizzazione della clip MIROS è stata ottenuta grazie al suo funzionamento, la clip infatti è costituita da una originale rondella che non ha eguali, costituita da due leve di 2° grado l’una di fronte all’altra; il fulcro infatti si trova al centro, la resistenza è data dal filo e la potenza dalla parte periferica della clip, tutto ciò fa si che quando si stringe, la parte superiore della clip a forma di fungo, schiaccia perifericamente la rondella e il sistema blocca stringendoli, i fili. Quindi l’originalità del sistema che lo ha reso brevettabile sta proprio nell’unità clip che ha due canali elastici aperti che fanno sì che i fili possano entrare ad latus e non in tunnel, dove per ottenere lo stesso effetto dovremmo fare forzati artifici di va e vieni ed è praticamente impossibile quando i fili sono più di due e provenenti da diverse direzioni, così come per i tunnel ottenuti con la chiusura delle placche sovrapposte che lasciano sfuggire i fili durante il montaggio.
Detti alloggiamenti laterali aperti, presentano scanalature superiore ed inferiore atte a permettere l’infilamento a scatto dei fili i quali una volta inseriti possono solo scorrere e non fuoriuscire, permettendo all’operatore di realizzare la costruzione prima della chiusura definitiva del sistema.
Fili metallici: sono realizzati in acciaio per impianti, isoelastici all’osso, di varia lunghezza da 150 a 500 mm e diametro da 0,8 a 4 mm per l’adattabilità al segmento osseo da trattare (metacarpi, metatarsi, falangi, omero, radio, ulna, tibia, perone, femore). L’apice smusso è forgiato a becco di flauto per consentire la penetrazione e, se necessario, il dolce scivolamento nel canale diafisario, senza anomale perforazioni o false strade (sintesi endomidollare o elastica).
I fili sono prodotti in acciaio inox AISI 316LVM conforme alla norma ISO 5832-1 per quanto riguarda la composizione chimica. In alternativa, per permettere l’uso nei casi di accertata allergia ai componenti dell’acciaio, sono disponibili fili in lega di Titanio Ti6Al4V eli, conforme alle norme ISO 5832-3.
Clip: realizzate in lega di alluminio Ergal 7075 ed acciaio inox AISI304 sono disponibili in diverse misure, da 8 a 30 mm di diametro, per consentire l’adattabilità al segmento osseo da trattare (metacarpi, metatarsi, falangi, omero, radio, ulna, tibia, perone, femore).
L’osteosintesi con fili metallici, come si è visto, può essere impiegata non solo nei “classici” distretti come la metaepifisi distale del radio, ma anche in regioni un tempo riservate solo all’osteosintesi con placca. Il sistema MIROS si è dimostrato molto efficace nella tradizionale osteosintesi percutanea e nell’osteosintesi elastica. Pertanto si tratta di un sistema di fissazione stabile e versatile che consente al paziente di evitare lunghe tutele gessate a tutto vantaggio del recupero funzionale, con conseguente prevenzione della rigidità articolare. Il “Sistema Miros” si è rivelato un metodo utile per il trattamento delle fratture metaepifisarie degli arti, in grado di consentire una notevole libertà di movimento al paziente fratturato ed una sua precoce guarigione. La tecnica chirurgica, come in tutte le nuove metodiche, necessita di una buona curva d’apprendimento e di uno strumentario adatto, che permetta la “standardizzazione” dell’applicazione e riduca al minimo il rischio d’insuccesso. Poiché le problematiche da affrontare durante l’uso del sistema sono numerose, è fondamentale che “nella mente dell’operatore l’immagine anatomica sovrapponga sempre quella radioscopica”, affinché ad una buona radiografia si affianchi sempre un risultato clinico positivo.

Percutaneous pinning of three- or four-part fractures of the proximal humerus in elderly patients in poor general condition: MIROS® versus traditional pinning.

Abstract
PURPOSE:
Elderly subjects often have fractures of the proximal humerus, which may be difficult to manage in patients in poor general condition. The MIROS is a new percutaneous pinning device allowing correction of angular displacement and stable fixation of fracture fragments. We evaluated the results of percutaneous fixation of three- or four-part fractures of the proximal humerus of patients in the American Society of Anesthesiologists physical status three or four treated either with MIROS or traditional percutaneous pinning (TPP).
METHODS:
A total of 31 patients treated with MIROS and 27 undergoing TPP were enrolled in the study. Pre-operatively anteroposterior and transthoracic or axillary radiographs were obtained in all cases and computed tomography scans in patients with the most complex fractures. Follow-up evaluations were carried out at three, six, 12 and 16 weeks, and six months, one year and two years postoperatively, using the Constant Score (CS) and subjective shoulder value (SSV) methods.
RESULTS:
Of the 58 patients, 52 could be evaluated at all follow-ups. In both three- or four-part fractures there were significantly higher CS and SSV scores in the MIROS compared to the TPP group at all the late follow-ups. Lower rates of deep infection, pin tract infection and pin mobilisation were found in the MIROS group (p < 0.001). In both groups there was a significant association between the final result (CS) and either the type of fracture or complications (p < 0.001). CONCLUSIONS: The MIROS resulted in better clinical results and less complications than TPP in elderly patients. This method, however, may not be indicated for younger patients in good general condition. CLICCA QUI

video intervento innovativo / Tangari’s mallet finger

In questo video la mia originale tecnica percutanea per il trattamento chirurgico di una lesione frequente della mano ovvero il dito a martello  da  lesione dell’inserzione del tendine estensore. Tale lesione è particolarmente frequente nei giocatori di pallavolo o basket ball ,viene spesso trattata con un tutore e frequentemente evolve negativamente verso una deformità più grave  detta ” a collo di cigno”.Con tale tecnica sono stati trattati anche casi di lesioni croniche e di concomitanti fratture dette di Segond.